
Antonio Lombardi, foto G. Maffia
Archiviato il campionato già a fine marzo con una retrocessione apparsa inevitabile addirittura da qualche mese, umiliati da una sentenza della corte federale che getta la Salernitana e la sua immagine nel putrido fango dell’illecito, i tifosi granata in questi giorni vorrebbero almeno avere la magra consolazione di vedere la propria squadra ai nastri di partenza del prossimo campionato di Lega Pro. Ma tra il desiderio e la sua realizzazione, a fare da ostacolo come il proverbiale mare tra il dire e il fare, vi è la situazione economica in cui versa questa società creata ex novo appena cinque anni fa per sostituire la Salernitana Sport dopo la sua esclusione dai campionati professionistici. Che dopo solo cinque anni si debba nuovamente temere una nuova esclusione per motivi economici è la fotografia perfetta di quanto sia stata sciagurata la gestione societaria.
A differenza di cinque anni fa però, anche in virtù dell’esperienza maturata, ci sarebbe il tempo sufficiente per intervenire e risparmiarsi una pericolosa telenovela che potrebbe riservare un finale assai spiacevole per la già provata tifoseria salernitana. Perchè ricordiamolo: in caso di non iscrizione, per il regolamento Figc stavolta non ci sarà nemmeno il Lodo Petrucci a fare da salvagente e assicurare “il calcio professionistico in città”.
La percentuale di probabilità affinchè l’iscrizione al prossimo campionato avvenga secondo la normale procedura, e cioè attraverso la sistemazione dei conti societari, la può sapere al momento solo l’institore Antonio Lombardi da Vallo della Lucania, che però non ha mai brillato per chiarezza, soprattutto quando si è trattato di esporre alla tifoseria i dettagli di una gestione economica che negli ultimi tempi sta svelando parecchie magagne. Il ritorno alla ribalta di termini come rateizzazione, inoltre, non contribuisce certo a far dormire sogni tranquilli ai tifosi, ma fa riapparire all’orizzonte vecchi fantasmi che qualcuno credeva appartenere solo al passato.
Ecco quindi che in aiuto della Salernitana e dei suoi tifosi, oltre che provvidenziali acquirenti che possano salvare capra e cavoli con l’immissione di denaro fresco in società, ci sarebbe anche una particolare norma Figc (art.16, comma 6 delle N.O.I.F. ) che prevede che, in caso di fallimento della società a campionato in corso, il suo titolo sportivo (cioè la categoria di appartenenza) possa essere trasferito a una nuova società che ne proseguirebbe l’attività sportiva. In parole più semplici, e riferite al nostro caso, se Lombardi portasse in tribunale i libri contabili della società dichiarando fallimento prima del termine del campionato, una nuova società potrebbe subentrargli finendo il campionato e iscrivendosi alla Lega Pro la prossima stagione. Questa regola, molto vantaggiosa per le tifoserie ma penalizzanti per i proprietari (come si vedrà in seguito), negli ultimi anni ha salvato diversi club calcistici. Tra tutte interessante è stata l’esperienza fatta a Pescara l’anno scorso, dove nel giro di un paio di mesi, hanno salvato il titolo sportivo chiedendo la riassegnazione a una nuova società appositamente creata dopo il fallimento del Pescara Calcio s.p.a., e poi il marchio dello stesso (unitamente ai trofei, ai contratti con i calciatori, al materiale sportivo ed al settore giovanile) acquisendolo all’asta fallimentare. Dettaglio più dettaglio meno, la stessa cosa è avvenuta a San Benedetto del Tronto con la Sambenedettese nel 2006, a Lanciano nel 2008 e a Foggia nel 2004.
Ma, considerato che un’operazione di passaggio di consegne fatto in questi termini non rischierebbe affatto di non trovare interessati a subentrare per i grossi vantaggi che presenterebbe per questi ultimi, quanto oggi Antonio Lombardi sarebbe disposto a dichiarare fallita la società? Al di là di quanto siano vere o false le voci circolate circa la cifre richiesta per vendere, l’impressione è che Lombardi non intenda lasciare il ponte di comando senza un’adeguata “ricompensa” per quello che, nell’estate 2005, dal suo punto di vista è stato innanzitutto un investimento. Prova ne è il fatto che l’institore non ha ancora rinunciato del tutto all’idea di poter raccogliere i frutti di tale investimento attraverso i progetti personali che ha sullo stadio Arechi e sul campo Volpe.
Inoltre c’è da considerare che un fallimento societario comporta quasi sempre conseguenze giudiziarie per i responsabili legali della società fallita e sebbene abbia pensato di prendere una precauzione assumendo la carica di institore della società, lasciando quella di Presidente all’ormai famoso Rispoli, è al momento impensabile che Antonio Lombardi possa decidere di fare un passo simile correndo anche questo rischio. A meno che egli non voglia davvero il bene della Salernitana come spesso ama ripetere ai tifosi in ansia sul futuro della loro squadra del cuore. Ma si sa, il bene personale, soprattutto quando si è imprenditori, viene sempre prima di quello di tutte le squadre di calcio di questo mondo. Salernitana compresa.
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