Ho già accennato che nelle classiche “sfidette “ a calcio dei primi anni ’70 , l’abbigliamento era quello quotidiano e a volte la lacerazione di un pantalone, di un maglione e delle scarpe buone erano vere e proprie tragedie familiari.
Ma lo strumento principe di chi faceva sport, ovvero le scarpette come erano ? E’ inutile dire che per noi calciatori “stradali “ le scarpette con tacchetti bullonati o di gomma erano miraggi inarrivabili e di poca utilità visto che già detto si giocava sull’asfalto.
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Oggi ci si lamenta della mancanza di strutture sportive a Salerno, e nei primi anni ’70 per i “nati al Vestuti “ fare sport era veramente difficile se togliamo le due ore settimanali di educazione fisica a scuola e qualche palestra che però serviva solo per “abbuffare” i muscoli ai più grandi in vista dell’estate.
Offrivano un poco di atletica leggera, di pallavolo , pallacanestro, boxe, judo e scherma le strutture del mitico Vestiti e in parte i campi di tennis di Torrione. Ma il tennis era ancora sport di elite e ancora dovevano arrivare i successi in coppa Davis in Cile (seguita da numerose polemiche politiche ) di Panatta, Bertolucci, Barazzuti e Zugarelli.
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Altro che influenza A, altro che influenza aviaria, suina o equina!!! I Nati al Vestuti hanno sfidato ben altro. Sua maestà il vibrione.
Estate 1973. A Napoli scoppia un’epidemia di colera. In Campania è il caos. Farmacie prese d’assalto, vaccinazioni di massa. L’acqua doveva essere bollita prima dell’utilizzo. Si scopre che quando in TV dicono che è stato rilevato un caso positivo, vuol dire in realtà che il fatto è negativo.
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La scorsa settimana un amico mi ha chiesto se ricordavo l’inno della Salernitana degli anni settanta. Di fronte a tale domanda, tra lo stupore dei presenti, ho immediatamente eseguito il brano con tanto di introduzione e brividi sulla pelle.
A questo punto mi sembra doveroso riproporlo, soprattutto per rendere omaggio allo sconosciuto autore che tante volte ha allietato l’attesa delle partite di Piazza Casalbore.
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I ragazzi di oggi non sono usano i palloni per il gioco. I palloni oggi si collezionano. Ogni club ha il suo pallone. C’è il pallone per il centenario della squadra, quello per celebrare la vittoria del campionato, quello dell’esordio in Champions. Praticamente, una volta acquistati, questi palloni finiscono in bacheca senza mai avere il piacere di provare una bella “ponta paesana”, come si suol dire.
I Nati al Vestuti avevano poco da scegliere.
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L’imperdibile esordio dei granata al rientro dalle ferie.
Negli anni settanta ed ottanta Salerno non offriva molto.
Non c’erano tutte le iniziative dei nostri giorni, i concerti, i locali, la movida insomma.
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Il calcio è divertimento anche se, visti i milioni, miliardi di euro che circolano oggi, forse non è più così. Ormai si parla solo di borsa, sponsor, contratti, procuratori, investimenti, premi partita. Rispolveriamo quindi un giochino che tanti anni fa i giornali proponevano, soprattutto in estate: quello delle formazioni stravaganti, alla salute di coloro che vanno allo stadio solo per vedere una bella partita di calcio e niente di più.
Naturalmente formazioni “nate al Vestuti”!
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In questi giorni tutti noi appassionati di calcio stiamo vivendo un dramma nell’assistere alle gare dei Mondiali. Non tanto per i pessimi risultati ottenuti finora dall’Italia nella competizione ma per il supplizio al quale siamo costretti a sottostare nell’assistere a qualsiasi partita: il sottofondo musicale, lo sciame di zanzare tigre in agguato, le ormai famigerate” Vuvuzelas”. Forti addirittura di un sito internet ufficiale www.vuvuzelas.com queste trombette ci allietano (per così dire) la visione delle gare della manifestazione più attesa da tutti gli appassionati di calcio del mondo.
Al Vestuti il sottofondo era diversificato, non monotono. Vediamo come si manifestava.
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Quando mancavano pochi minuti alla fine del primo tempo sulla tribuna del Vestuti cominciava ad accadere qualcosa di strano. I tifosi cominciavano ad agitarsi nervosamente, improvvisamente l’attenzione sulla gara crollava miseramente e questo a prescindere dal risultato.
Al fischio di chiusura del primo tempo tutti di scatto si dirigevano verso il basso. C’era chi partiva in anticipo, chi elaborava teoremi per calcolare il recupero concesso dall’arbitro ed ottimizzare la partenza.
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L’Arechi è uno stadio abbastanza comodo. Parcheggio, posti disponibili a volontà. Presenta solo un piccolo problema: bisogna stare tutti seduti compostamente. Basta una persona fuori posto per compromettere la visuale di migliaia di persone. Quando piove è preferibile non aprire l’ombrello o ripararsi nell’anello inferiore.
Al Vestuti non esisteva riparo ma si riusciva a seguire tutta la partita senza perdere una sola azione di gioco con centinaia di ombrelli aperti davanti agli occhi. Una specie di prodigio della natura, frutto di anni di esperienza, roba da fare invidia a tutte le teorie sull’evoluzione della specie.
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