
Foto di Giuseppe Maffia
Due punti in cinque gare e tre sconfitte consecutive: questo il (pessimo) ruolino di marcia di Marco Cari. L’avvento dell’ex trainer del Taranto non ha sortito gli effetti sperati nè sul piano dei risultati nè su quello del gioco. Il rendimento della squadra è stato deficitario come sempre finora dall’inizio del campionato; Gennaio è troppo lontano per poter pensare di aspettare il mercato di riparazione e la distanza dalla zona salvezza sta diventando abissale. L’unica strada percorribile, al momento, è quella di un nuovo, ennesimo, cambio alla guida tecnica. Non è affatto un mistero che Marco Cari sia un allenatore sfiduciato da presidente, direttore sportivo e tifoseria. E’ altrettanto palese che il neo d.s. Nicola Salerno, già in sede di presentazione, abbia lasciato trapelare chiaramente l’intenzione di puntare su un altro tecnico. Dopo l’ultimo ko di Lecce, infatti, Salerno aveva già deciso di esonerare Cari, l’ennesimo a pagare per colpe di altri. L’ex d.s. del Cagliari aveva già pronto anche il nome del sostituto: non Arrigoni, pupillo del d.s. ma dall’ingaggio elevato, non Cosmi, appena accasato a Livorno, non Di Costanzo, non Ficcadenti. L’identikit del prossimo candidato a sedere sulla panchina granata era Stefano Cuoghi. Si proprio lui, già in granata nel primo anno della gestione Lombardi, portato da Imborgia, grande amico di Nicola Salerno. Correva l’anno 2006 e quella era la Salernitana dei vari Di Vicino, Princivalli, Ignoffo, Antonino Cardinale e Ambrosio. Nonostante un cammino costellato da frequenti alti e bassi, la Salernitana, grazie soprattutto al rendimento tra le mura amiche ed alla penalizzazione del Teramo, riuscì ad agguantare i play-off, persi immeritatamente a Marassi contro il Genoa. L’estate seguente si consumò la separazione tra Cuoghi e la Salernitana. Ufficialmente le parti si lasciarono amichevolmente per differenze di vedute sul futuro (la Salernitana preparava un ridimensionamento per l’anno successivo) ma in realtà il distacco si rivelò a dir poco traumatico. In primis la società granata non gradì le ingerenze di Cuoghi nel convincere numerosi calciatori a seguirlo in quel di Foggia, dove fu chiamato dallo stesso Nicola Salerno con il quale aveva già condiviso l’esperienza di Messina. I vari Shala, Princivalli, Ingrosso, Ignoffo e soprattutto Antonino Cardinale svestirono la casacca granata per indossare quella dei satanelli pugliesi, candidati al salto di categoria. L’occasione per il ritorno a Salerno di Cuoghi la si ebbe il 12 Novembre 2006. L’ex mediano del Parma, nella settimana precedente il match, si distinse per dichiarazioni diplomatiche tese a stemperare gli animi. In campo fu tutta un’altra storia. Il match, disputato sotto un autentico diluvio, si chiuse 0-0, con i pugliesi rintanati nella propria metà campo a far catenaccio. I comportamenti da censurare sia di Cardinale (espulso dopo essere stato sostituito) che di Cuoghi (sempre pronto a provocare la panchina avversaria malgrado ad inizio gara avesse ricevuto uno striscione di saluto dalla curva) scaldarono gli animi dei calciatori di entrambe le squadre che a fine gara si resero protagonisti di una accesa zuffa culminata con una scazzottata che vide protagonisti proprio alcuni degli ex granata in campo. Rissa a cui è seguito un lungo processo: implicati con l’accusa di rissa gli allora giocatori granata Cammarota, Siniscalchi, Vincenzo Fusco, Soligo, Ferraro e Agnelli, per i rossoneri Ingrosso, Shala, Princivalli, Pagliarulo, Castelli e Marruocco. Non contento, Cuoghi si rese autore anche di uno “show” in sala stampa che costrinse le forze dell’ordine ad intervenire per allontanarlo evitando guai peggiori. «Abbiamo vissuto una delle pagine più brutte del calcio. Nessuno può venire a Salerno e provocare in casa nostra. Voglio fare un appello alla stampa: cerchiamo di non esaltare personaggi che sono stati soltanto 6 mesi a Salerno e che non hanno minimamente questa città nel cuore”, le dichiarazioni a caldo di Antonio Lombardi nell’immediato post partita della gara incriminata. A distanza di tre anni, il patron granata ha già dimenticato tutto? Forse si, ma la paura di un inasprimento della contestazione da parte della tifoseria che, a differenza dello smemorato presidente, ha ben impresso il deprecabile comportamento di Cuoghi, lo hanno invitato a desistere bloccando Nicola Salerno che aveva già contattato il trainer emiliano (i soliti beninformati dichiarano di averlo visto passeggiare beatamente per il corso nella mattinata di ieri). Cuoghi è il primo nome sul taccuino del neo d.s. che sembra decisamente determinato a chiudere la trattativa in caso di nuovo passo falso sabato contro il Crotone. E Lombardi che farà? Asseconderà la volontà di Salerno, con il quale “fin da subito c’è stato grande feeling” tradendo, per l’ennesima volta, la fiducia del pubblico, o agirà secondo logica, fermando quello che sarebbe un’ulteriore offesa alla già tanto bistrattata maglia granata? Ai posteri l’ardua sentenza.
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