A volte, nella vita di tutti i giorni, accadono cose difficili da spiegare. Avvenimenti, situazioni, processi, che prendono forma senza un vero perché. Accadono e basta. Questo, rapportato al giuoco del calcio, pare stia accadendo, gara dopo gara (eccetto rarissime eccezioni) ad Emil Bohinen. Un’involuzione tecnico-tattica dell’8 norvegese che, se si torna indietro col pensiero a meno di due stagioni or sono, ha quasi dell’incredibile.
Difficile, se non impossibile, dimenticare il contributo donato alla causa nella disperata rincorsa salvezza della primissima era Iervolino del centrocampista granata. Un contributo condito da geometrie, calma olimpica, passaggi illuminanti e inserimenti da calciatore fatto e finito, a dispetto della giovane età. Il tutto, nonostante il fisiologico, ma breve, periodo di ambientamento che lo ha relegato inizialmente in panchina.
Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché l’elegante e brillante metronomo che giganteggiava anche al cospetto dei grandi, ha lasciato il posto allo spaesato, confuso ed eccessivamente lento mediano dell’ultimo anno e mezzo? Difficile dare una risposta definitiva a tale quesito. Probabilmente, l’infortunio patito ad inizio stagione scorsa, unito alla delusione (?) della mancata cessione ad un cosiddetta big, hanno aperto la strada ad una inesorabile e progressiva involuzione.
Impossibile, specialmente per un centrocampista, esprimersi al meglio delle proprie possibilità se testa e gambe non ti danno il giusto ausilio. Eppure, nell’attuale malridotto centrocampo granata, uno con le sue qualità si fa fatica a trovarlo. Qualità completamente riposte in soffitta specialmente nell’ultima, ignominiosa prestazione di Firenze.
A Pippo Inzaghi il compito di recuperare, innanzitutto mentalmente, un ragazzo che, se fosse sempre al 100%, avrebbe poco o nulla da invidiare a centrocampisti attualmente titolari in squadre dal blasone importante. E certamente, tanto per iniziare, cercando di non riproporlo in un centrocampo a due (soprattutto contro una linea mediana a tre) che non può far altro che esporlo, per ragioni tecniche e fisiche, a figure barbine come quella di ieri.
Dal recupero di Emil Bohinen, a nostro modesto avviso, può passare una buona parte di salvezza. Con la speranza che, chi di dovere, se ne accorga quanto prima.